Standing ovation per Ligabue al WMA

E’ Stato un weekend di musica nella città scaligera dell’amore: ad accogliere lacrime ed emozioni degli artisti premiati per aver fatto trionfare il made in Italy delle sette note la suggestiva Arena tra le cui mura sono stati consegnati i Wind Music Awards davanti a 14mila persone.

Filo diretto sin dalle prime battute Vanessa Incontrada, regina della passerella delle premiazioni nella notte delle stelle italiane, e il pubblico. Sul palco si è visto alternarsi un cast d’eccezione tra i personaggi chiamati a premiare, i volti noti delle rete ammiraglie, del mondo dello sport e dello spettacolo e i premiati. Un commosso Antonello Venditti tramite videomessaggio si è visto recapitare la statuetta dei WMA dal figlio Francesco, che rivive nei suoi pezzi.

Emozionato Max Pezzali che ha riarraginato appositamente per la serata il vecchio successo “Hanno ucciso l’uomo ragno”: l’intera Arena cantava con lui quel testo, un po’ ironico e un po’ canzonatorio, che ha accompagnato l’adolescenza di molti dei presenti. E poco importava se qualche parolina veniva storpiata, laddove la memoria della platea faceva cilecca.

Le mani di Giovanni Allevi, ora accarezzando, ora scivolando con più grinta sulla tastiera, hanno fatto raccogliere in un surreale quanto religioso silenzio l’intero anfiteatro: davanti agli occhi, solo il profilo in controluce di Allevi chino sul suo pianoforte in un’Arena che si è lasciata guidare nei meandri della musica classica.

A fare da cornice un cielo tetro e un’Arena buia: la voce blues dal sapore internazionale di Zucchero, intonando "Wonderful life", canzone remake di Black, è arrivata dalla torretta sopraelevata, proprio di fronte al palco sopra gli archi di ingresso sotto cui si snodava il red carpet che ha visto poi sfilare l’artista abbracciato alla sua chitarra.

Standing ovation per il rock di Luciano Ligabue: mani alte al cielo dalle gradinate e il parterre in piedi, visibilmene scatenato. La voce del Liga, che aveva già riempito l’Arena e lo farà ancora per sette notti in settembre, è stata premiata sia per le copie vendute con "Secondo tempo", direttamente dalle mani di Paolo Bonolis, e per aver saputo fondere egregiamente il genere rock con la musica classica dell’orchestra sinfonica della Fondazione Arena di Verona. Una maratona, insomma, di riconosicmenti ed esibizioni in playback e dal vivo: comunque sia, la storia incisa su quelle mura imprime una patina suggestiva e di pathos.

Per tutti gli artisti l’Arena è un sogno: c’è chi l’ha già realizzato in passato, habituè di quel palco, e chi invece in quel sogno ci ha creduto fino all’ultimo e se l’è visto forse un po’ sfumare. Suonare alle 2 e mezza di notte, davanti a poche centinaia di persone, per due veronesi doc come i Sonohra, a cui era stato chiesto di fare gli onori di casa aprendo la serata, anche se i numeri non sempre contano, può aver ferito. Fan scontenti e solo i fedelissimi rimasti: i tempi erano stati troppo dilatati. Eppure, la loro esibizione era dal vivo. Può conosolare, forse, il fatto che almeno quegli applausi erano tutti veri. E meritati.

Fonte: www.4minuti.it

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